L’ enteroma umano, un mistero tutto da scoprire.

febbraio 18, 2017

Nell’intestino umano sono state scoperte più di 2000 specie batteriche con oltre 15.000 ceppi diversi, 28.000 specie virali (in grado di produrre migliaia di sostanze virali nell’arco di una settimana) e 185 specie fungine differenti.

Solo nel 2016 si sono trovati altri 664 generi batterici, di cui 14 costituiscono un’impronta comune nel core genomico batterico umano che caratterizza la specie.

Da qui l’importanza di scegliere un probiotico umano, questo per portare informazioni che derivano e che siano “di specie”.

Il batterio umano ha un’informazione genomica propria capace di aderire alla mucosa umana; questo lo differenzia, ad esempio, da un batterio animale (mucca) abituato a vivere in un intestino che lavora a 40°-42°. Questo batterio infatti sarà solo transiente, morirà senza attecchire. Purtroppo in commercio il 70% dei probiotici non è di origine umana.

In questi anni si sono conosciute sempre meglio le funzioni dei probiotici: si è localizzato il tratto intestinale (che va dalla bocca fino all’ano), dove i vari batteri lavorano in modo specifico, considerando i fattori micro ambientali differenti (temperatura, ph, ambiente di ossigeno).

Per esempio si è visto che il lactobacillo fermentum a differenza degli acidophilus o ramnosus ha una grande ubiquitarietà su tutto l’apparato gastrointestinale (dalla bocca all’ano), colonizzando le vie urogenitali possedendo un’ informazione genomica in più. Inoltre produce da solo una grande quantità di glutatione endogeno, capace di produrre 1800 unità ORAC all’ora (capacità antiossidante). Si usa nelle epatopatie con steatosi, ipercolesterolemie, per arricchire la flora del doderlein, per proteggere la flora endogena a livello urinario, endovaginale, nelle infezioni da candida ed escherichia coli. Il lactobacillo fermentum è in grado di produrre delle sostanze, chiamate surlactine, indispensabili nell’apparato urogenitale femminile per evitare cistiti e candidosi.

Ancora, una specie di bifido bacterio classificato con la sigla BGN4 possiede una componente adesinica particolare, presenta infatti una maggiore capacità di adesione alle pareti intestinali ed è un potente antinfiammatorio in quanto produce molto chiroinositolo. Si usa infatti nella retto colite ulcerosa e in tutte le manifestazioni di oligomenorrea dovute a ovaio policistico.

Un altro batterio scopeto è il fusobacterium presente nel tumore colon rettale correlabile alla comparsa del processo neoplastico.

E’ stato coperto che i batteri del genere Akkermansia si trovano “azzerati” nell’intestino di chi soffre di morbo di Crohn, diabete, colon irritabile, obesità, resistenza insulinica e nella dislipidemia in quanto questo genere è stato abbattuto dalla proliferazione di funghi e batteri patogeni alternativi.

E’ stato dimostrato che chi si sottopone ad una terapia antibiotica anche breve e senza evidenti sintomi di disbiosi, andrà a riequilibrare la flora batterica originaria non prima di 24 mesi, salvo una terapia di correzione contemporanea attraverso probiotici specifici.

Il quadro resta in continua evoluzione, la certezza è che il nostro intestino è un organo estremamente complesso da trattare con estrema cautela. Una sana alimentazione e la riduzione dei farmaci, restano i passi fondamentali per mantenerlo in salute.

Un domani prossimo per definire un quadro diagnostico, al posto del sangue occulto, si farà la ricerca del DNA batterico nelle feci.

Posted in Uncategorized by Gaudenzio Bonato